Coalition suisse pour la diversité culturelle
Schweizer Koalition für die kulturelle Vielfalt
Coalizione svizzera per la diversità culturale
Coaliziun svizra per la diversitad culturala


La Coalition suisse pour la diversité culturelle réunit des organisations professionnelles de la culture, des organisations non gouvernementales et des personnalités. Elle s'engage pour la sauvegarde et la protection de la diversité culturelle, menacée par le libre-échange dans le domaine du commerce international. 

A Berne, en présence des artistes Carlos Leal, Hans J. Ammann et Themba Ndlovu, et avec la participation de Debora Abramowicz, représentante de la Fédération internationale des Coalitions pour la diversité culturelle, et de Jean-Frédéric Jauslin, Directeur de l'Office fédéral de la culture, la Coalition suisse pour la diversité culturelle a été officiellement constituée et lancée le 28 septembre 2005. Lire le communiqué de presse...

 Membri della Coalizione

Un Argumentaire à propos de la diversité culturelle

La Coalition Suisse pour la diversité culturelle a publié un dépliant de 12 pages avec un argumentaire à propos de la diversité culturelle menacée.

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Attualità ...


Contact: Institutionen und Organisationen, die sich der Koalition anschliessen möchten, mögen sich Mail oder per Kontaktformular melden. E-Mail: info@coalitionsuisse.ch 


Contro una monocultura globale, a favore di una diversità culturale

Maya Künzler*

In settembre 2005 si è costituita l'associazione Coalizione svizzera per la diversità culturale. Si tratta della libertà artistica e di parola a livello nazionale e internazionale. Gli obiettivi definiti riguardano le reti di scambio, la presenza delle lobby e la sensibilizzazione del pubblico.

Il patrimonio culturale non è un bene di consumo che funziona secondo le regole del libero mercato e neppure secondo i principi darwiniani, benché ciò sarebbe nell'ottica di certi grossi produttori culturali che vorrebbero consolidare la loro posizione egemonica non soltanto in ambito politico ma anche in quello culturale. Una nazione come gli Stati Uniti d'America riempirebbe tutto il pianeta, fino alla saturazione, del suo universo cinematografico fatto di megaproduzioni hollywoodiane se altri stati, ad esempio la Francia, non si opponessero energicamente con una propria e significativa industria cinematografica e non tentassero di frenare questa colonizzazione culturale indiretta. Da ormai molto tempo si operano degli sforzi per allontanate la cultura, in tutte le sue molteplicità, dalle negoziazioni commerciali del WTO. Infatti, se essa divenisse un prodotto di consumo, il paesaggio culturale rischierebbe l'impoverimento sotto le nuove sembianze di una monocultura. Nei tempi che corrono, di misure economiche in atto dappertutto e di smantellamento del servizio pubblico, la cultura si trova sempre di pii) in rapporti di tensione tra stato e libera economia. Una cosa è certa: una cultura diversificata non può esistere né svilupparsi nella corrente fredda del neoliberalismo. Una cultura orientata sul concetto di profitto si deteriora in bene di consumo e in intrattenimento privo di contenuto.

Mathias Knauer di Suisseculture, associazione autori e interpreti, da parecchi anni si batte accanto a altre associazioni culturali svizzere perché la cultura, sull'onda selvaggia del neoliberalismo, non si ritrovi preda di puri interessi economici. La sua opinione è chiara: e netta: "La cultura può provvedere finanziariamente a sé stessa che in parte; essa necessita del sostegno economico pubblico." Lo stato na il diritto di sottrarsi ai suoi doveri sociali, vale a dire di promuovere attivamente la culture in tutte le sue forme espressive. "Lo stato deve poter intervenire nell'interesse di tutti" Secondo Knauer, accanto alle sovvenzioni pubbliche a seconda delle situazioni, significherebbe anche la messa in atto di misure di protezione statali come il sostegno della stampa, il controllo dei prezzi dei libri o la regolamentazione assai discussa relativa alle quote. Quando, ai tempi, la radio francese impose una quota a favore della canzone francese, furono numerosi i contrari a questo intervento dello stato. Oggi, sembra che tutti ne siano contenti: la "chanson française" nel suo genere continua a fiorire e a svilupparsi. Altro esempio Knauer ritiene che nessuno metterebbe in discussione le campagne statali contro l'Aids per fare appello alla responsabilizzazione individuale e lasciare alla loro sorte le persone siero positive e i gruppi potenzialmente a rischio. Nonostante ciò, quando si tratta di questioni culturali, non è raro intendere la voce dei politici patrocinare in favore della libera concorrenza, dichiarando l'assoggettamento della cultura all'economia privata. 

Ma per quale ragione la cultura deve essere protetta dallo stato? Cosa ne fa un bene così prezioso per la società? Come possiamo leggere nel testo direttivo della Coalizione svizzera per la diversità culturale: "Le espressioni artistiche e i contenuti culturali riflettono le identità, le esperienze e i valori dei popoli." La Cultura non e legata a scopi specifici e deve restare libera da censura. Punto importante riguarda lo "scambio equilibrato tra i paesi nel campo della cultura e della arti", visto come contributo per il rispettoso approccio di altri valori culturali e di altre minoranze. L'arte apportatrice di pace, con un definito obiettivo di solidarietà compresa da tutti. Per Claudia Buess, collaboratrice della Dichiarazione di Berna, associazione svizzera per uno sviluppo solidale e membro della Coalizione svizzera per la diversità culturale, questo strumento di pace è indispensabile. "L'ancoraggio nella Convenzione dell'Unesco ci legittima a esercitare una pressione sostenuta sul piano internazionale a favore dei paesi del Sud." Le attività culturali giocano un ruolo sempre più importante nella comprensione di uno sviluppo durevole. Così pure è formulato nel documento della Coalizione: "La solidarietà internazionale richiede inoltre una cooperazione attiva coi paesi a economia debole."

A fine settembre 2005, più di cinquanta organizzazioni culturali e ONG attive nella cooperazione internazionale si sono riunite a Berna per l'assemblea costitutiva della Coalizione svizzera per la diversità culturale. Era presente anche Jean-Frédéric Jauslin, direttore dell'Ufficio federale della cultura. Nel suo discorso, ha fatto accenno alla Convenzione dell'Unesco sulla protezione e l'incoraggiamento della diversità culturale, rilevando che con essa la cultura aveva accesso al diritto internazionale. La diversità culturale accede quindi allo stesso statuto della protezione degli interessi economici.

In ottobre, l'Assemblea generale dell'Unesco ha approvato a Parigi questa convenzione quasi all'unanimità. Fino alla definitiva ratifica da parte di almeno 30 paesi bisognerà comunque attendere due o tre anni.

* Bulletin ktv-atp 126, gennaio 2006, pp. 8-9. 


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